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Pubblicato su www.nextme.it

Essere ‘costretti’ a imparare più lingue fin dalla nascita può non essere semplice ma costituisce una gran fortuna. Non è solo questione di bagaglio culturale che in futuro, si sa, può sempre tornare utile, è anche materia grigia che automaticamente arricchisce il nostro cervello, con tutto ciò che ne consegue.

I bilingue ‘forzati’, coloro che per necessità apprendono fin dai primi anni di vita lingue diverse, sviluppano una capacità ottimale nell’affrontare situazioni d’emergenza, risolvere problemi improvvisi e in generale nello svolgere compiti cognitivi particolari, specie in ambito decisionale.

Lo hanno dimostrato alcuni ricercatori dell’Università Vita-Salute e dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano, confrontando e studiando due gruppi di volontari omogenei in fatto di età, background educativo e contesto socio-economico, ma differenti per un elemento: il bilinguismo.

Il primo gruppo campione, formato da alcuni cittadini dell’Alto Adige, era infatti bilingue italo-tedesco fin dall’infanzia, diversamente dal secondo gruppo, tutto italiano.

Di fronte ad alcuni test cognitivi, l’attività cerebrale dei partecipanti allo studio è stata monitorata con la “voxel-based morphometry”, un’avanzata tecnica di neuroimaging utile a misurare la densità della materia grigia, e una risonanza magnetica che ne registrava l’attività in corso. Da questi test è infine emersa una differenza rilevante fra i due gruppi: i bilingui presentano infatti un maggiore sviluppo di alcune aree critiche in particolare nella corteccia del cingolo anteriore, ovvero quell’area preposta al monitoraggio delle nostre scelte e azioni.

L’ipotesi dei ricercatori è che i bilingue sfrutterebbero fin dalla nascita alcune strutture neurali che permettono loro di tenere distinte due lingue anziché mescolarle, e si tratterebbe delle stesse strutture conivolte nella presa di decisioni rapide: perciò, tenute sempre in allenamento, queste aree si sviluppano rendendo i bilingue più ‘automatici’ e predisposti all’apprendimento, in pratica più efficienti, nonché diversi persino anatomicamente.

Il che equivarrebbe a dire che l’apprendimento in età precoce di più lingue ha effetti positivi diretti non solo sul linguaggio e la comunicazione, ma anche su aspetti ‘altri’ della vita.

db

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