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Pubblicato su www.nextme.it

Un’intensa dose di attività fisica allunga la vita? Niente affatto. Anzi, è vero il contrario: un bel letargo è un toccasana per posticipare l’invecchiamento.

Secondo uno studio pubblicato lo scorso mercoledì dal British Royal Society nel giornale ‘Biology Letters, i mammiferi che si concedono brevi periodi di letargo vivono più a lungo, poiché nella fase di torpore i cromosomi legati all’invecchiamento vengono ibernati o addirittura regrediscono.

La ricerca è stata condotta presso i laboratori dell’Institute for Wildlife Ecology di Vienna e guidata dal Professor Christopher Turbill; tutti gli esperimenti sono stati effettuati su dei piccoli roditori nativi della Siberia, per i quali è stato creato un ambiente artificiale al fine di tracciarne lo stato metabolico e la temperatura corporea.

I Djugarian, questo il nome dei piccoli animaletti, hanno potuto godere di un buffet illimitato e di sole otto ore di luce giornaliere per un tempo complessivo di sei mesi: per la precisione si trattava di 25 femmine vergini, di cui metà sottoposte ad una temperatura pari a 20°C, e metà a un clima più freddo pari a 9°C.

Le condizioni climatiche sono state create per generare un letargo come risposta, e ovviamente è stato possibile distinguere due diverse forme di letargo a seconda dell’intensità del torpore.

Dai risultati emersi grazie a questi esperimenti è stato possibile constatare come i telomeri, ovvero le regioni terminali dei cromosomi poste a protezione e salvaguardia del codice genetico, vengano in qualche modo preservati grazie al risparmio energetico generato dalla fase di torpore. Normalmente infatti si consumano ogni qual volta una cellula si divide, mentre durante il letargo è stata addirittura favorita la telomerasi, ovvero quel processo che ripristina l’integrità dei telomeri.

Telomeri e telomerasi hanno un ruolo chiave in tema di longevità, e la dimostrazione è nei criceti condizionati a stati di torpore profondo (quelli soggetti a condizioni climatiche più rigide): hanno infatti manifestato maggiore appetito e più energia rispetto al secondo gruppo.

Ma, esperimenti a parte, c’è poca speranza per noi umani: sonno e torpore sono due stati molto diversi e ‘ibernare’ un essere umano, malgrado i casi fantascientifici che il cinema ci propina, è tuttora un punto interrogativo per la scienza.

db

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