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Pubblicato su http://www.nextme.it

Non esiste forma di dipendenza tale da poter essere considerata una passeggiata. Ma quando l’oggetto della dipendenza è, per esempio, una bevanda innocente come l’acqua, si fa davvero fatica a riconoscere il pericolo.

Invece c’è, e a ben guardare è rilevante, perché l’acqua può persino uccidere. Ed è esattamente il rischio che corre la giornalista britannica Joanne Jarvis, 25 anni, ormai affetta da una forma di dipendenza chiamata ipoatrenia: gli inglesi la definiscono un’acquaholic, e non è difficile comprendere il gioco di parole.

Joanne non può fare a meno dell’acqua: ne beve più di sei litri al giorno, ed è arrivata a quantitativi spaventosi come sedici litri in 24 ore. Per l’acqua ha avuto una passione fin da bambina, la adora letteralmente, al punto che è stata più volte ricoverata in ospedale con la convinzione che la sua incredibile sete fosse conseguenza del diabete o simili. Invece Joanne è risultata sempre sanissima dal punto di vista medico, e ha continuato a bere eccezionali quantitativi di acqua, inconsapevole dei rischi connessi con questa abitudine.

Se infatti l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce l’importanza di bere almeno due litri d’acqua al giorno (un toccasana per ridurre il rischio di infezioni urinarie, calcoli renali e tumori della vescica), allo stesso modo avverte del pericolo connesso con  il consumo eccessivo: dosi simili mettono i reni sotto pressione, esauriscono i sali minerali nell’organismo e causano anche vertigini, emicranie e stati confusionali.

In casi più estremi, l’acqua può essere motivo di rigonfiamenti dei tessuti o del cervello, circostanze che ovviamente possono rivelarsi anche fatali.

La ragazza inglese non è il primo caso di ipoatrenia riscontrato: nel 2007 il maratoneta David Rogers morì di intossicazione da acqua, e la stessa sorte non toccò per un pelo all’attore Antony Andrews, che si risollevò dopo un coma di circa dieci giorni.

db

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