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Pubblicato su www.nextme.it 

Dopo le recenti scoperte che dichiarano internet uno strumento pericoloso in grado addirittura di modificare la struttura del nostro cervello, ecco un’altra cattiva notizia a metterlo sul banco degli imputati: il web impigrisce la nostra memoria.

Non è difficile immaginare perché: l’uso quotidiano della rete risponde a tutte (o quasi tutte) le nostre domande, perciò si può ben dire che internet risolve piccoli o grandi dubbi in pochi clic, risparmiandoci sforzi mnemonici che un tempo erano all’ordine del giorno.

Prendete Wikipedia: qualsiasi sia la vostra perplessità, è piuttosto probabile che questa incredibile enciclopedia abbia le risposte che cercate. E di certo non perderete neanche un minuto a tentare di ricordare o di arrivarci da soli.

Contiamo su internet al punto che ci affidiamo completamente a questo potente strumento, più o meno come contiamo su un partner o un genitore per ricordare, per esempio, scadenze come bollette, assicurazioni e simili. Di conseguenza le nostre capacità di apprendimento e memorizzazione s’impigriscono, perdendo lo smalto originario. Come se non bastasse, Google e i vari motori di ricerca ci rendono distratti, iperattivi, deconcentrati: ci viene infatti molto difficile restare focalizzati su un lavoro o una lettura senza mai ricorrere alle pagine del web.

E non si tratta di semplici supposizioni logiche: a stabilirlo è una ricerca recentemente pubblicata su Science e condotta presso la Columbia University di New York dalla Dott.ssa Betsy Sparrow attraverso una serie di test su un campione di giovani.

Dai risultati ottenuti è emerso come il web sarebbe diventato nel tempo una sorta di memoria esterna (tecnicamente memoria transattiva) su cui facciamo affidamento continuamente, in pratica una specie di banca dati che memorizza le informazioni al nostro posto.

E quando capita di non avere accesso a internet, siamo in balia delle nostre lacune.

db

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