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Pubblicato su www.nextme.it 

Se si fosse trattato di almeno trent’anni fa, lo scenario sarebbe apparso ben diverso. Ma Stefano Parrini è riuscito a fotografare soltanto questo, nel cuore della tundra, perché di tutte le popolazioni tribali siberiane che un tempo vivevano allevando renne e praticando il nomadismo, questo è ciò che rimane oggi.

Il reportage, recentemente pubblicato su National Geographic, documenta probabilmente gli ultimi strascichi della storia dei Nenets, una popolazione che per secoli ha seguito le rotte del bestiame lungo la rigida penisola di Yamal, in Russia.

Gli unici accampamenti rimasti sono quelli di un piccolo clan familiare composto esclusivamente da tre fratelli con le rispettive famiglie e qualche renna: questa foto in particolare, infatti, è accompagnata da una didascalia che recita: “Una renna bianca al pascolo. Le renne si sono dimostrate animali molto docili, spesso private delle corna hanno un  immagine che ricorda le nostre comuni mucche.”

Fino a qualche tempo fa il 70percento della popolazione di questa regione, lo Yamal, conduceva una vita simile a quella rappresentata negli scatti di Parrini, ma i profondi cambiamenti avvenuti nel tempo hanno avviato un processo difficilmente reversibile, e come se non bastasse l’area è nel mirino delle trivellazioni russe pro-energia. Il colosso nazionale Gazprom, infatti, ha già pianificato i lavori per raggiungere gli enormi giacimenti di gas nel sottosuolo.

La minaccia che si sta abbattendo sui Nenets, o quel che rimane di loro, è dunque ben più grave di quanto si possa immaginare: “Per i miei nipoti”, dice un’anziana Nenets “voglio che la nostra terra resti com’è: con la sua bellezza intoccabile, con le sue renne. Così anche i miei nipoti possono continuare a badare alle renne. Spero che Gazprom non ci cacci da qui”.

db

 

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