Tag

, , , , , ,

Pubblicato su www.nextme.it 

Esperti di tutto il mondo sperimentano di continuo tecniche meticolose per salvaguardare il patrimonio artistico a rischio di deterioramento; spesso però il danno può risultare maggiore del vantaggio ottenuto.

Come dare dunque nuova vita all’arte, conservandola al meglio? Attraverso la vita, appunto.

Secondo un gruppo di esperti provenienti dalla Spagna e dall’Italia, infatti, alcuni batteri sono un toccasana per le opere d’arte: intanto perché non sono chimici, quindi non rappresentano una minaccia per chi li utilizza; poi perché possono rimuovere il bianco del sale essiccato e i residui di colla meglio di ogni altro metodo comunemente utilizzato per questi scopi.

Il batterio in questione, denominato Pseudomonas, è stato recentemente applicato dai ricercatori dell’Università Politecnica di Valencia su una serie di affreschi del diciassettesimo secolo dell’artista Antonio Palomino, all’interno della chiesa di Santos Juanes di Valencia, appunto.

Dopo essere sopravvissuto all’incendio del 1936, il capolavoro di Palomino è stato restaurato circa 25 anni dopo, ma le tracce di sale secco lasciate sui muri dal fuoco hanno man mano intaccato i dipinti stessi, ricoprendoli di una crosta bianca e granulosa. Per rimuoverla, i ricercatori hanno contattato un team italiano che aveva già sperimentato la tecnica batteriologica, in grado di rimuovere con la dovuta delicatezza lo stato essiccato di sale e, non ultimo, i residui di colla indurita rimasti dopo il precedente ritocco degli anni ’60.

Applicando questi batteri immersi in uno strato di gel, gli esperti sono così riusciti a salvaguardare la bellezza originaria degli affreschi della chiesa, e tutto ciò che hanno dovuto fare dopo, è stato rimuovere il gel, pulire con cura e asciugare il tutto.

db

 

Annunci