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Pubblicato su www.nextme.it

E’ previsto per il 2016 il lancio di una nuova sonda della Nasa che potrebbe aiutarci a comprendere da dove veniamo e come il nostro sistema solare si è formato milioni e milioni di anni fa.

OSIRIS-Rex (Origins- Spectral Interpretation- Resource Identification- Security- Regolith Explorer), questo il nome della navicella, raggiungerà l’asteroide identificato come RQ36 e preleverà grazie a un braccio meccanico alcuni campioni da portare indietro sulla terra al suo rientro, previsto per il 2023. Costo complessivo della missione: 800 milioni di dollari circa.

L’operazione di ‘prelievo’ avrà però inizio solo nel 2020, vale a dire quattro anni dopo il lancio; dopo il lungo viaggio nell’universo OSIRIS-Rex impiegherà altri sei mesi per mappare la superficie dell’asteroide e scegliere poi il punto esatto su cui azionare il braccio meccanico.

Il campione prelevato giungerà poi  al Test and Training Range dello Utah protetto da un’apposita capsula, destinata ad essere delicatamente rimossa per effettuare finalmente lunghe e, si spera, proficue ricerche sul suo esclusivo contenuto.

Ma perché scegliere proprio un campione di asteroide? La risposta è semplice: gli asteroidi sono sostanzialmente residui formatisi da quella nube di gas e polveri che ha generato, collassando, l’intero sistema solare con tutti i suoi pianeti; essi però non sono stati incorporati in alcun pianeta più grande, e sono rimasti cosi dispersi come corpi massicci il cui diametro difficilmente misura oltre il chilometro. Dunque, stando così le cose, questi corpi contengono di fatto la materia originaria della cosiddetta ‘solar nebula’ da cui tutto deriva, e forse studiandone a fondo la composizione potremmo sapere di più su come siamo arrivati fino a qui oggi.

RQ36 è poi la scelta ottimale per questo scopo: con un diametro di circa 579 metri, l’asteroide è particolarmente ricco di carbonio, a livello organico-molecolare uno degli elementi essenziali per la formazione della vita.

db

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