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Pubblicato su www.nextme.it 

Nelle profondità del mare come nel cielo terso specie diversissime fra loro condividono, a guardar bene, tecniche di generazione del movimento identiche. A rivelarlo è uno studio pubblicato lo scorso 26 aprile sulla rivista ‘Physical Review Letters’ e condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Cornell.

Utilizzando una serie di videografie ad altissima velocità e un algoritmo di precisione per il movimento in 3D, gli scienziati di Cornell hanno sembrano aver trovato le potenziali prove a sostegno della teoria evolutiva che vuole il volo degli insetti come discendente del nuoto, prove che contraddicono le teorie più convenzionali sulla capacità esclusiva dei pesci di trascinarsi avanti nell’acqua .

Secondo quanto dimostra lo studio, il processo di generazione delle forze motorie sia in aria che in acqua consiste infatti nel gesto comune del ‘remare’, gesto che si esprime nell’azione delle pinne per i pesci, e in quella alare nel caso degli insetti.

In pratica, quando un pesce si muove nell’acqua utilizza le pinne posteriori per ottenere una spinta propulsiva, e quelle laterali per le manovre in avanti. Agli insetti è stata fino ad oggi riconosciuta soltanto la prima azione descritta, quella che sostanzialmente permette loro di spiccare il volo e sollevarsi; tuttavia secondo Itai Cohen, assistente alla cattedra di Fisica di Cornell e leader del progetto di ricerca, gli insetti sono capaci di generare anche la seconda forza, quella cioè che permette loro di trascinare il corpo in avanti, nell’aria come nell’acqua.

Che la teoria evolutiva al riguardo abbia finora sottovalutato la possibilità di un’origine comune fra la specie?

db


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