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Pubblicato su www.nextme.it 

Un piccolo virus in grado di incrementare la produzione di energia di una cella solare: è l’ambizioso esperimento di un gruppo ricercatori del MIT (Massachussets Institute of Tecnology), esperimento peraltro riuscito, come è possibile constatare dalla recente pubblicazione sulla rivista Nature Nanotecnology.

Pare infatti che l’utilizzo di un particolare virus geneticamente modificato, abbia migliorato di oltre un terzo l’efficienza energetica di una cella solare agendo a livello molecolare e potenziando il lavoro dei nanotubi di carbonio.

Normalmente infatti, i nanotubi tendono ad aggregarsi fra loro, e il risultato è che la loro efficacia nella raccolta di elettroni (prodotti dal contatto dell’energia solare  con un materiale ad essa sensibile) diminuisce drasticamente; inoltre non tutti i nanotubi risultano a quel punto utilizzabili. La versione modificata del virus M13, che normalmente infetta i batteri, agisce proprio in questo senso, ostacolando il raggruppamento dei nanotubi e separando quelli utilizzabili da quelli ormai inutili.

Il test ‘miracoloso’, comunque, non è stato effettuato su pannelli convenzionali (ovvero quelli con silicio nello strato attivo), bensì su un modello più economico che usa invece biossido di titanio nel livello attivo. Tuttavia, secondo i ricercatori, l’applicazione su altri tipi di sistemi non dovrebbe presentare alcun problema.

Rimane il fatto che nell’esperimento del MIT, l’efficienza di conversione energetica  è passata dall’8 percento al 10,6 percento, un miglioramento notevole se si pensa all’urgenza sempre più attuale di utilizzare energie alternative capaci di sostituire, più che semplicemente supportare, i metodi tradizionali.

db


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