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Pubblicato su www.nextme.it 

Agli albori dell’Universo illuminavano la nostra galassia le prime, massive stelle, alcune delle quali decine di volte più grandi del sole stesso. Della loro forza resta, secondo una recente pubblicazione, una scia di elementi chimici nel cielo altrimenti inspiegabile.

Stando alle informazioni provenienti dall’ultimo numero della rivista ‘Nature’, risultato del lavoro di Cristina Chiappini, da anni ricercatrice presso l’Inaf, nella zona centrale della nostra galassia si trova infatti un ammasso (denominato NGC 6522) composto di Ittrio e Stronzio, due elementi chimici rarissimi la cui presenza è rimasta finora un grande punto interrogativo. Il recente studio sulla composizione chimica delle stelle nell’area NGC 6522, però, suggerisce una spiegazione plausibile ed elegante, che trova nella rotazione delle prime stelle la risposta a questi elementi.

Secondo la Dott.ssa Chiappini, infatti, “le prime stelle massive dell’universo, grazie alla loro elevatissima velocità di rotazione, sono state in grado di generare quelle specie chimiche che abbiamo scoperto nell’ammasso stellare.  Stando alle stime dei ricercatori, parliamo di una velocità pari a 800 chilometri al secondo, il che equivale a circa 8 volte la velocità di una stella molto più piccola oggi.

Ittrio e Stronzio, individuati grazie alle osservazioni del Very Large Telescope dell’ESO, sono normalmente prodotti attraverso reazioni nucleari all’interno di stelle con massa minore, ma visti i tempi del ciclo evolutivo di queste stelle, non è plausibile ipotizzare che abbiano immesso nell’atmosfera una tale quantità dei due tipi di gas. Ecco perché la nuova ipotesi, che fa riferimento a rotazioni stellari risalenti agli albori dell’Universo, appare assai più probabile, tanto da spingere un secondo gruppo di ricerca a sperimentare simulazioni al calcolatore in proposito: e sembra che, tutto sommato, quella della Dott.ssa Chiappini sia in assoluto una possibilità da tenere in considerazione.

db


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