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Pubblicato su www.nextme.it

Quasi tutto quello che da sempre vi viene suggerito come elisir comportamentale di lunga vita è stato recentemente smentito da uno studio sulla personalità e la longevità condotto presso l’Università della California.

Il ‘Longevity Project ’ è uno studio pressochè unico nel suo genere, poiché documenta le vite e le vicende di alcuni americani (un campione di 1500 persone) fin dal 1920, e continua ancora adesso: oggi tutti questi dati sono stati finalmente interpretati da Howards S. Friedman e Leslie R. Martin, autori di una pubblicazione che ha spazzato via buona parte dei luoghi comuni sul tema della longevità.

Si tratta di una documentazione molto dettagliata, che tiene in considerazione tutto il background dei soggetti esaminati (all’epoca, quando lo studio è iniziato, erano bambini di circa 10 anni): le storie delle loro famiglie, il tipo di relazioni interne o esterne ad esse, gli insegnanti e i risultati scolastici, possesso o meno di animali domestici, successi o insuccessi lavorativi, servizio militare e altro ancora.

Nel tentativo di interpretare correttamente i numerosi fattori raccolti dal prof. Louis Terman, psicologo dell’Università di Stanford, i due autori hanno speso circa venti anni coinvolgendo un centinaio di studenti e il ‘National Institute of Aging’: alla fine emerso che, tanto per cominciare, “la personalità e le relazioni sociali dell’infanzia possono già predire il rischio di morte nei decenni immediatamente successivi”, stando alle dichiarazioni di Friedman.

Per esempio, iniziare la scuola primaria troppo presto è un rischio per la longevità; il tempo dei giochi e delle prime relazioni con i coetanei è importantissimo lungo tutto il percorso di vita. Avere degli animali domestici è associabile al benessere spirituale, ma non ha alcuna influenza sulla durata della vita; né tantomeno ne ha il sentirsi amati, se non quando le persone che ci circondano influenzano le nostre scelte determinando comportamenti e stili di vita poco salutari.

E benchè la saggezza popolare suggerisca di non stancarsi e lavorare troppo, essere impegnati fino allo stress è generalmente positivo, poiché i soggetti produttivi sembrano cavarsela meglio di quelli pigri e spensierati. Anche eventi particolarmente traumatici, comunemente ritenuti poco salutari, condizionano invece le nostre scelte di vita in positivo e ci insegnano a ristabilire quel senso di sicurezza e consapevolezza che, sembra, può regalarci qualche anno di vita in più.

Che dire poi del matrimonio? Mentre per gli uomini sembra essere un toccasana portandoli a superare mediamente i 70 anni di vita, l’essere sposati non ha particolare rilevanza per la longevità femminile, e lo stesso vale per il divorzio.

Insomma, la lista di miti da sfatare è lunga. Va detto che normalmente è l’istinto a dare giusti consigli, e quando recano benefici, di solito siamo capaci di riconoscerli, perciò nulla ci vieta di perpetuarli.

db

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