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Pubblicato su www.nextme.it

Johnny Chung Lee è attualmente impiegato del colosso Google, ma girovagando nel suo blog è facile trovare alcuni suoi progetti personali. L’ultimo è un software per video-chat robot, progettato per tenersi in contatto con la sua fidanzata a Seattle nella maniera più ‘quotidiana’ possibile.

Il modellino da lui realizzato, efficacemente documentato nel video su youtube, consente infatti di manovrare da una postazione fissa una sorta di computer-robot, connesso a  Skype o un qualsiasi programma per videochiamate: il risultato è che dall’altra parte dello schermo un ‘carrellino’ con un computer portatile addosso segue il destinatario della videochiamata in giro per casa.

Qualsiasi sistema di telepresenza con funzioni simili ha attualmente costi esorbitanti sul mercato; parliamo di cifre intorno ai 15mila dollari.

Tuttavia questo prototipo richiede solo alcuni essenziali (e piuttosto economici) componenti: un portatile del valore di circa 250 dollari, un robot domestico tipo l’aspirapolvere autonoma Roomba, anch’essa del valore di 250 dollari, e il software sviluppato da Johnny Lee, che è disponibile gratuitamente sul suo blog ufficiale.

Il netbook può essere posizionato direttamente sul Roomba (o simili) o sollevato ad altezza media con una semplice struttura, purchè leggera: un semplice cavo Usb è tutto ciò che occorre per collegare le due parti. In quanto all’alimentazione del pc, si può sempre sfruttare l’energia del robot sottostante, evitando così l’intralcio dei cavi durante il movimento. L’assemblaggio è piuttosto semplice, stando a quanto Lee stesso dichiara fra le sue pagine online, ma con il software occorre un po’ di confidenza.

Le due versioni disponibili, in attesa di contributi dalla rete e magari di potenziali investitori, sono state scritte in C# con Visual Studio Express 2010 e testate esclusivamente su Windows 7, ma hanno già qualche ‘chicca’ da sfoggiare fra le opzioni avanzate.

Il video-chat robot può per esempio riconoscere la sua base d’alimentazione e posizionarsi autonomamente per la carica, per poi tornare ‘in pista’ grazie a un semplice click da remoto.

L’idea è a disposizione degli utenti del settore per ulteriori sviluppi, con tanto di materiale informativo e guide all’uso.

Di curioso c’è dire che, se è vero che l’esigenza aguzza l’ingegno, la risposta di un hacker alla distanza fisica non avrebbe potuto prendere direzione diversa.

db


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