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Pubblicato su www.nextme.it

Da uno smartphone siamo abituati ad aspettarci di tutto: che ci faccia da cicerone, che ci spiani la via come un navigatore, che valga come carta di credito, che tenga in piedi tutte le nostre relazioni.

Da oggi però il gioiello tascabile è anche, potenzialmente, un piccolo laboratorio portatile per l’analisi del sangue fai-da-te: il passo non è forse così breve ma il supporto, il dispositivo che rende possibile il test, ora esiste.

L’hanno inventato un gruppo di ingegneri e studenti della Rhode Island University, con l’intento lungimirante di diffonderlo entro le strutture ospedaliere, negli ambulatori o nelle  farmacie con due enormi vantaggi pratici: un costo più che ragionevole e risultati in tempi pressochè immediati.

Cos’è e come funziona. La card, più piccola di una comune carta di credito, è una cartuccia particolarmente flessibile sulla cui superficie sono distribuiti una serie di microcanali da appena 500 micron ciascuno: è qui che il sangue da analizzare scorre.

Via via che i microcanali si riempiono il sangue incontra i polimeri (macromolecole) che compongono la superficie del chip e e che fungono da reagenti in caso di specifiche malattie diagnosticabili.

E’ sufficiente bucare la pelle con uno spillo, lasciar cadere una goccia di sangue sul dispositivo e inserirlo in un piccolo lettore: il risultato è pronto in mezz’ora, e costa al singolo paziente solo 1,50 dollari, poco più di un euro.

Anche il costo totale dell’apparecchiatura, che si aggira intorno ai 3200 dollari, è ragionevole in considerazione del risparmio di tempo e risorse del paziente: da qui l’idea di collegare il lettore allo smarphone, per poi trasmettere i risultati in tempo reale al medico di fiducia risparmiando inutili attese in ambulatorio. “Abbiamo già fatto grandi passi verso il futuro del progetto”, ha dichiarato Mohammad Faghri, professore di Ingegneria Medica presso la Uri e  leader del progetto, “non ci vorrà molto prima della commercializzazione”.

Per adesso il cosiddetto ‘Lab-on-a-chip’ è in grado di indicare infezioni e malattie vascolari, grazie all’individuazione della proteina C-reattiva, e presto funzionerà per i disturbi come l’Alzheimer, l’Hiv, l’Epatite B e il virus influenzale H1N1.

Se il dispositivo dovesse davvero entrare sul mercato, e se soprattutto si presentasse a portata di click, renderebbe la vita più semplice a moltissima gente e, c’è da scommetterci, costituirebbe un buon incentivo anche sul piano precauzionale.

Il progetto, tuttora in via di sviluppo e perfezionamento, è stato sostenuto dalla Fondazione Nazionale per la Scienza e il progetto di Ricerca ed Educazione Internazionale.

db


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