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Pubblicato su www.nextme.it

Chi lavora con le nuove tecnologie sa bene che, malgrado i computer diventino sempre più intelligenti e pronti a rispondere a qualsiasi nostra esigenza, la vera frontiera dell’interazione uomo-macchina richiede ormai il coinvolgimento della sfera emozionale.

E in qualità di addetto ai lavori lo sa bene anche il professor Peter Robinson, del Computer Laboratory dell’Università di Cambridge, leader di un gruppo di ricerca che da anni ormai studia il ruolo delle emozioni nelle relazioni interpersonali, così da sviluppare macchine capaci di cogliere anche gli aspetti umani più complessi: quelli che hanno a che vedere coi sentimenti e con l’istinto.

Espressioni facciali, toni di voce, postura: sono questi i comportamenti che dominano le interazioni umane dando loro un senso preciso e inequivocabile. Sono questi i comportamenti che, secondo Robinson e i suoi colleghi, il computer del futuro dovrebbe cogliere.

Molti sistemi BMI (Brain Machine Interfaces) effettivamente consentono la decodificazione di questi segnali di comunicazione, ma solo a patto di utilizzare una sorta di copricapo dotato di appositi sensori. Robinson e il suo team di ricerca hanno invece messo a punto una testa robotica che non richiede nulla del genere, e che funge da assistente GPS all’interno di un simulatore di guida basato su un noto videogioco automobilistico.

“Anche rispetto a qualcosa di semplice come guidare un’auto è importante comprendere se l’autista è concentrato o confuso” ha sottolineato Ian Davies del team di ricerca,”In questo modo è possibile evitare  un sovraccarico di distrazioni come per esempio il cellulare che squilla, la radio o il navigatore satellitare.”

Charles, questo il nome del robot, è in grado di riconoscere e rispondere al 70% dei segnali d’interazione basati sulle espressioni del volto, e risolve il restante 30% interpretando l’intonazione della voce e la postura. Le due dozzine di motori che controllano il movimento dei muscoli facciali consentono a Charles di esprimere una variegatissima gamma di espressioni, così verosimili da rendere il robot persino un po’ inquietante.

Il video pubblicato su youtube offre un’anteprima accattivante del funzionamento del robot progettato dal gruppo di ricerca di Robinson:

Niente male come prefigurazione di quella che un giorno sarà la nuova interazione uomo-macchina: spontanea, naturale e probabilmente fin troppo vicina alla realtà.

db

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