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Pubblicato su www.nextme.it

A chi non è mai capitato l’imbarazzante sbaglio di presentarsi due volte alla stessa persona senza averla riconosciuta? Beh, se non sapeste leggere magari potreste risparmiarvelo.

E’ quanto emerge da una ricerca condotta da Stanislas Dehaene presso il Dipartimento Neuro-Cognitivo di Saclay, in Francia, e sviluppata seguendo il filo logico della cosiddetta teoria del “Riciclaggio Neuronale”: si tratta di una esplorazione approfondita del cervello umano al fine di disegnarne una mappa di base che spieghi quali regioni intervengono nell’attuazione di certi comportamenti piuttosto che altri.

Dehaene e i suoi colleghi hanno effettuato una risonanza magnetica su un campione di persone, di cui 10 incapaci di leggere,  22 che avevano imparato solo in età adulta e 31 con un regolare approccio alla lettura fin dall’infanzia; i ricercatori hanno così tentato di comprendere quali  aree del cervello venivano attivate durante la stimolazione tramite testi e immagini.

Le scansioni così effettuate hanno naturalmente confermato il coinvolgimento dell’area della forma visiva delle parole, la cosiddetta VWFA (Visual Word Form Area): è quella preposta alla lettura, all’associazione immediata di simoboli a suoni definiti.

Nel corso della lettura il terzo gruppo di volontari ha presentato un grado di attività di gran lunga maggiore in quest’area rispetto agli altri, mentre di fronte a una serie di immagini di facce non è accaduto lo stesso: l’attività celebrale risultava infatti ridotta.

A seguito di queste sperimentazioni, Dehaene e il suo team di ricerca hanno quindi ipotizzato che, almeno all’interno della VWFA, le attività di lettura e riconoscimento dei volti sono in concorrenza fra loro e probabilmente la capacità di leggere ha in qualche modo “dirottato” una rete di neuroni, intralciando l’abilità nel focalizzare facce.

La speculazione in merito ai risultati della sperimentazione  è tuttora in corso: si tratta di ipotesi ancora da verificare, ma i dati appena conquistati rappresentano un nuovo, interessante punto di partenza.

E dalla Spagna giungono anche conferme incoraggianti: Manuel Carreiras, del Centro Basco di Cognizione, Cervello e Linguaggio, sembra aver scoperto sostanziali differenze tra il cervello di chi sa leggere pur avendolo appreso solo in età adulta e quello di chi non è capace affatto.

Le scoperte di Dehaene, a suo avviso, “suggeriscono che la VWFA non subisce modifiche con l’apprendimento della lettura ma è più il risultato di una riconfigurazione dei circuiti celebrali preesistenti finalizzata a processare informazioni”.

Qualsiasi saranno gli sviluppi successivi, comunque, non c’è speranza per voi che leggete in questo preciso momento: la fisionomia non potrà mai più essere il vostro punto di forza.

db


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