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Pubblicato su www.nextme.it


robot moderni sono notoriamente concepiti a immagine e somiglianza dell’essere umano, nell’aspetto, negli atteggiamenti, nelle funzioni che sono destinati a svolgere e adesso persino nella capacità di prendere decisioni sulla base di un’etica universalmente riconosciuta.

E’ infatti dalla combinazione di psicologia, medicina e scienza che nasce Uconn, un simpatico gioiellino robotico progettato dalla filosofa Susan Anderson e il suo compagno di ricerca, nonchè di vita, Michael Anderson: si tratta per ora di un prototipo, ma vederlo in azione è stupefacente.

Uconn è dotato di uno speciale software che gli permette di valutare le diverse opzioni possibili e scegliere quella che risponde ai pricipi etici più alti, secondo una scala di valori stabilita dal filosofo scozzese David Ross intorno al 1930: un approccio, il cosiddetto ‘prima facie’, che individua gli obblighi morali di ciascuno nell’essere giusti, comportarsi bene, non creare scompiglio o pericolo e mantenere le promesse fatte.

Partendo da queste semplici regole, i coniugi Anderson hanno messo alla prova il piccolo robot invitandolo a somministrare medicinali ad un paziente negligente. Uconn, in questo caso, ha avuto il compito non solo di ricordare alla persona di riferimento i tempi della somministrazione, ma anche di decidere se e quando fosse il caso di consultare un medico.

Dopo un paio di rifiuti da parte del paziente, infatti, il software inzia la valutazione della situazione, possibile grazie ad un ricco database medico: quali sono i benefici del medicinale sulla persona in questione? Quali le minacce se rifiuta di assumerlo? Considerate tutte le opzioni e individuate le possibili conseguenze, Uconn compie la sua scelta: nel caso dell’esperimento, letteralmente decide di contattare il medico.

Benchè l’idea di un robot pensante e giusto risulti affascinante, una serie di riflessioni invitano a non entusiasmarsi più del dovuto. La varietà della natura umana genera anche una varietà di situazioni possibili, di fronte alle quali Uconn potrebbe trovarsi impreparato: non si tratta di guidare un’auto o contare denaro, ci sono elementi di imprevedibilità.

La bugia del paziente che afferma di aver ingerito il medicinale quando non è vero, potrebbe essere uno di questi: che genere di utilità avrebbe Uconn in questo caso? E ancora: chi o che cosa impedisce al paziente di liberarsi dello sgradito suggeritore premendo semplicemente il pulsante Off?

E’ evidente che la strada da fare è ancora lunga. Ma la storia insegna che che certe intuizioni si evolvono velocemente, e che le nuove tecnologie a un certo punto finiscono per convergere: quando tutte le specificità robotiche ispirate all’umana perfezione (aspetto, atteggiamento, funzioni, movimento e capacità decisionali) confluiranno in un unico prototipo, allora distinguerci dai robot sarà persino difficile.

db

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