Pubblicato su www.nextme.it

Mentre il mondo scientifico è tutto intento a creare le condizioni per il turismo spaziale a breve termine e costi non proprio contenuti, quello dell’arte propone una singolare e più semplice alternativa per soddisfare la nostra curiosità: portare i lontani pianeti qui, sulla Terra.

L’artista concettuale americano Jonathan Keats ha infatti recentemente inaugurato il progetto Lasa (Local Air & Space Administration), un esperimento di esplorazione planetare per osmosi: in pratica, dopo aver collezionato consistenti quantità di meteoriti provenienti da Marte o dalla Luna, Keats li ha ridotti in polvere mineralizzando l’acqua terrestre con questi nuovi componenti. Non solo: per diverse settimane l’artista ha coltivato alcune patate utilizzando l’acqua così prodotta, nonchè piantine di cactus immerse in terricci extraplanetari; per quanto incredibile possa sembrare, i risultati sono in mostra presso la Modernism Art Gallery di San Francisco, dove è possibile persino acquistarne alcuni per modiche cifre ($30 per ‘l’essenza di Luna’, $45 per quella di Marte, $60 per l’acqua mineralizzata con ‘polvere di stelle’).

Benchè arte e scienza abbiano notoriamente poco da condividere, il risvolto sperimentale del progetto è intuitivo: ingerendo  minerali come il pyroxene, la pigeonite o l’ulvospinel (ossido di titanio di ferro), il corpo umano comincerebbe poco a poco ad utilizzarli nella formazione di tessuti e ossa, avviando una sorta di ‘mutazione’ che lo renderebbe un pò meno umano e un tantino più alieno.“In effetti noi non siamo i primi e i più importanti in tutto”, ha dichiarato Keats, “sotto certi aspetti, per esempio riguardo alla natura di Marte, le patate o le piante stesse ne sanno certamente più di noi, poichè sono in grado di adattarsi facilmente. Possiamo imparare da loro come da qualsiasi altra specie”.

Più che un’esposizione di capolavori, quella della Modernism Art Gallery è dunque uno spiegamento etico di supposizioni concettuali: bere i nanodiamanti della polvere stellare è un pò come ingurgitare la materia galattica da cui noi stessi discendiamo, una sorta di deja-vu; allo stesso modo assaporare l’essenza di Marte o della Luna può renderci forse più vicini agli alieni su cui da sempre ci interroghiamo. E non a caso lo stesso Keats ha affermato: “Mi auguro che in maniera non letterale nè in alcun modo polemica questo progetto possa far riflettere sul concetto di xenofobia. Incoraggiando la gente a diventare ‘aliena’ forse è possibile creare una certa empatia con ciò che è diverso da noi. Come dire, trasformando noi stessi potremmo scoprire di avere molto in comune con ciò che invece percepiamo estraneo ”.

db


Annunci