Pubblicato su www.nextme.it

Chi ha detto che i robot non sono in grado di interagire emozionalmente con gli esseri umani? Si tratta di un mito da sfatare. Ed è esattamente ciò che sta accadendo.

La Dott.ssa Lola Cana, dell’Università di Hertfordshire, in collaborazione con un intero consorzio di università europee e aziende operanti nel settore della robotica, ha creato di recente il primo prototipo di robot capace di sviluppare e manifestare emozioni attraverso il linguaggio del corpo.

Il prototipo, frutto del progetto interdisciplinare FEELIX GROWING (Feel, Interact, Express) finanziato dalla Commissione Europea, interagisce con gli umani pressappoco come un bambino, reagisce agli stimoli e apprende tutta una gamma di reazioni, espressioni e comportamenti grazie ai quali manifesta emozioni molto simili a quelle umane.

Alla base del modello vi è infatti lo stesso processo di attaccamento che bambini e scimpanzè subiscono nel corso delle prime interazioni con chi  si prende cura di loro: il robot stabilisce un legame “affettivo” ed è programmato per adattarsi agli stati d’animo e alle azioni di colui/colei che l’assiste, utilizzando gli stessi segnali espressivi e comportamentali comuni fra i bambini. Più alta è l’interazione, più forte è il legame stabilito e l’insieme di reazioni apprese.Rabbia, paura, tristezza, felicità, angoscia, sono solo alcune delle emozioni che il robot è in grado di interpretare per apprendimento: “le emozioni si rivelano attraverso posture fisiche, gesti e movimenti del corpo, più che l’espressione facciale o verbale”, ha dichiarato la dott.ssa Cananero, “ecco perchè stiamo lavorando su indizi non linguistici”.

Tra le più imminenti applicazioni di questo progetto, che durerà circa quattro anni e mezzo ancora, c’è la reale possibilità che il robot diventi un supporto affettivo e terapeutico per i bambini in ambito ospedaliero: un compagno intelligente, dunque, capace di adeguarsi sempre più ai profili individuali attraverso azioni e reazioni verbali e non.

L’accettazione di un simile “strumento” non è chiaramente scontata, specie nel delicato contesto ospedaliero infantile; le ripercussioni possibili, quando entrano in gioco le emozioni, possono essere molteplici a seconda dei contesti e delle personalità coinvolte; il team di ricercatori è però  all’opera per prevederle tutte, e offrire alla sanità un prototipo efficace ed efficente, possibilmente senza complicazioni.

db

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