Pubblicato su www.nextme.it

Avere un gran numero di sorelle potrà anche essere utile per prendere confidenza con l’altro sesso, ma non aiuta il proprio sex-appeal e può condizionare i comportamenti sessuali.

Perlomeno nei ratti.

Lo documenta uno studio pubblicato sul giornale dell’Associazione ‘Psychological Science’ e condotto dall’Università del Texas (Austin) ad opera di Dawid Crews: non  sarà dimostrato sugli umani, ma solleva una questione molto interessante sulla composizione della famiglia quale elemento agente sulle abitudini sessuali maschili. Crews e il suo team hanno infatti osservato il comportamento di alcune famiglie di topi dalla nascita all’età adulta, riscontrando che persino la posizione fetale precedente al concepimento svolge un ruolo negli atteggiamenti successivi: una femmina ‘incastrata’ fra due maschi  all’interno dell’utero materno, per esempio, risulta più mascolina in età adulta, poichè esposta al testosterone dei suoi fratelli.Se l’assemblamento familiare pre-nascita è in grado di condizionare quantomeno gli atteggiamenti dei ratti, quello della fase infantile è persino più rilevante: i ricercatori hanno sperimentato una serie di possibili assortimenti (gruppi prevalentemente maschili o prevalentemente femminili) osservando innanzitutto il comportamento delle madri rispetto alle minoranze createsi, e successivamente quello dei topi alle prese con l’altro sesso.“La vita è un processo continuo”, suggerisce Crews, “prima sei un feto, poi il membro di una famiglia. Ciascuno di questi passaggi ha la sua importanza”.E i risultati dell’esperimento confermano la sua tesi: i topi maschi cresciuti in gruppi a maggioranza femminile o equamente bilanciati risultano spendere meno tempo nell’accoppiamento rispetto a quelli con numerosi fratelli, perciò generalmente sono anche più efficienti.

Un unico dettaglio: le femmine li trovano meno attraenti.

“I topi di sesso femminile predisposti all’accoppiamento hanno un modo inconfondibile di manifestare la propria recettività sessuale”, spiega Crews,  “muovono le orecchie.” Dall’esperimento condotto dal team di ricerca è risultato che tale segnale di ‘disponibilità’ viene inviato più di rado verso i ratti cresciuti a contatto con numerose femmine: di fatto essi risultano sessualmente meno appetibili agli occhi delle femmine.Si tratta solo di topi, certo. Eppure i ricercatori insistono sulle implicazioni umane di questo progetto: del resto non è Crews il primo a sostenere l’importanza della composizione familiare sui comportamenti sessuali: già in passato Alfred Adler,  contemporaneo di Freud, rifletteva sull’ordine cronologico di nascita come fattore influente in proposito, e molti psicologi dopo di lui non hanno sottovalutato la questione.Oggi Crews e i suoi colleghi sembrano aver fatto un passo avanti.

L’esperimento dimostra “che le famiglie sono importanti – quanti fratelli o sorelle hai e l’interazione con loro- sono tutti elementi chiave nella formazione della personalità. L’ambiente circostante può non essere determinante, ma conta”.

db

Annunci