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Pubblicato su www.nextme.it

La domanda sorge spontanea, alle soglie della stagione che da anni documenta, tra Agosto e Ottobre, la più alta concentrazione di eventi naturali catastrofici  lungo le coste americane.

Sono circa un centinaio i cicloni tropicali che ogni anno si formano in diverse regioni del globo; alcuni di essi viaggiando si rinforzano e assumono le dimensioni di tempeste tropicali prima, di uragani, tifoni o cicloni poi; altri semplicemente si ridimensionano arrestandosi lungo il percorso, senza gravi conseguenze. Come, dove e perchè allora alcune depressioni tropicali – cioè quelle zone di bassa pressione caratterizzate da nuvole, pioggia e convergenza di venti da più direzioni- danno poi vita a tali giganti inarrestabili? I fattori in gioco nella formazione degli uragani sono molteplici, ma per iniziare basterà considerarne due: temperatura elevata delle acque superficiali (sopra i 26°C) e assenza di vento (le cosiddette calme equatoriali); queste condizioni si verificano generalmente tra il 5° e il 15° grado di latitudine Nord e Sud negli oceani tropicali, e sono ancor più efficaci nei mesi in cui le acque risultano più calde e i venti, spirando da est verso ovest, spingono queste perturbazioni fino alla costa.

Perchè giungano poi con la violenza che tutti conosciamo, è necessario l’intervento congiunto di tutta una serie di condizioni non particolarmente rare: l’alta temperatura atmosferica delle depressioni tropicali, insieme all’azione costante delle radiazioni solari e l’assenza di vento, favoriscono infatti  il moto verticale dell’aria (convenzione); man mano che essa sale poi, si raffredda, liberando grandi quantità di calore latente (condensazione).

A questo punto è la Forza di Coriolis (quella a cui è soggetto un corpo in moto all’interno di un sistema di riferimento anch’esso in moto, ma rotante, come la Terra) ad innescare il vortice attorno ad un punto centrale, comunemente detto occhio del ciclone. Da questo momento in avanti, la nostra originaria perturbazione muove e si trasforma: lo sviluppo dura generalmente dalle 12 alle 60-72 ore,  e in questo arco di tempo essa si evolve da depressione tropicale (vortice soggetto a venti costanti non oltre i 70 km/h), a tempesta tropicale (distinta circolazione rotatoria con venti che soffiano tra 71 e 135 Km/h) e infine, quasi inevitabilmente, a uragano (pronunciata circolazione rotatoria con venti che soffiano oltre 135 Km/h).

Una precisazione: il termine “uragano”, attribuito al nome del Dio Carabico del Male “Huricane”, è utilizzato solo nei casi della zona Atlantica e Golfo del Messico; lo stesso fenomeno è definito invece “Tifone” nell’area del Pacifico Settentrionale, “Ciclone” in India, e “Willy Willy” in Australia. Come ben sappiamo poi, a ciascun episodio di uragano, tifone o ciclone viene generalmente attribuito un nome proprio di persona, per facilitarne l’indicazione e il riferimento storico.

db

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