Pubblicato su www.nextme.it

Se credevate che la memoria fosse esclusivamente prerogativa umana, ecco dalla Polonia lo studio scientifico che vi farà ricredere:  anche le piante immagazzinano informazioni, e sono capaci di rispondere ad esse.Il risultato delle ricerche riportato dalla BBC il 14 Luglio e pubblicato online su Plant Cell dimostra infatti che le piante hanno un sistema di comunicazione interno che agisce pressappoco come quello nervoso  centrale negli animali: ricevuto un impulso, l’informazione in entrata genera una serie di eventi a catena tali da produrre reazione successive in tutto il “corpo”.I ricercatori hanno messo a fuoco il comportamento di una Arabidopsis Thaliana sottoposta in piccola parte a raggi di luce, constatando in essa una reazione diffusa e non limitata alle foglie esposte.Una volta sottratta alla luce hanno poi verificato la persistenza di tale effetto, a conferma dell’avvenuta costruzione di una memoria a breve termine della pianta stessa, “capace di ricordare”, secondo quanto riportato dall’autore dello studio Stanislaw Karpinski,   “ i diversi eccessi di luce e utilizzare questa informazione per migliorare, ad esempio, il proprio sistema immunitario di conseguenza”. Il “ricordo” ha inoltre valore sia in termini qualitativi che quantitativi; a seconda del tipo di esposizione le reazioni chimiche di difesa della pianta si sono infatti rivelate diverse. Il sistema di comunicazione interno che permette tutto questo agisce tramite  particolari cellule, presenti in tutti i tipi di pianta, per mezzo di impulsi elettrici: nulla di particolarmente nuovo, se non in potenza.L’osservazione di Karpinski mira infatti a comprendere i meccanismi che stanno alla base di questi segnali chimici e quindi al funzionamento del sistema stesso: ciò consentirebbe l’ottimizzazione delle colture alimentari e in generale il benessere della flora intorno a noi.“Supponiamo che una foglia giovane stia emergendo da una pianta”, ha dichiarato William John Lucas, professore di biologia vegetale dell’Università della California-Davis e presidente del dipartimento di Biologia Vegetale, “sarebbe interessante ch’essa fosse in grado di conoscere fin dall’inizio le condizioni climatiche e alimentari in cui crescerà”. Significherebbe in sostanza riconoscerle una capacità evolutiva volta a svincolare la propria esistenza dai mali dell’ambiente esterno, come i cambiamenti di luce, l’assenza d’acqua o le malattie di stagione.

db

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