Pubblicato su www.nextme.it

Che le alghe possano avere numerosi utilizzi non è certo una novità. Nè ci è nuovo il concetto che alcuni tipi di plastica “green” ne contengano degli estratti sotto forma di olii o polveri: ma che la plastica del futuro possa essere composta di alghe al 100% è di sicuro un’interessante notizia in termini di sostenibilità, riciclo e costi.
L’ipotesi che qualcosa di simile sia fattibile è saldamente sostenuta dal Dott. Frederic Scheer, fondatore dell’azienda californiana Cereplast, che già da qualche anno si occupa della creazione e della produzione di materiali “simil-plastica” ecologici, per lo più “ibridi”, derivati da elementi come mais, cereali, patate, farina e tapioca.
Poco più di un anno fa, avendo individuato nelle alghe una potenziale fonte combustibile, Scheer decise di mettersi al lavoro e fare un tentativo. Una volta estratti gli oli derivati dall’ammasso di alghe, ottenne una biomassa asciutta e la essiccò ancora fino ad ottenere una polvere sottile.
Questa polvere era destinata a sostituire tutti quei componenti a base di petrolio che sono normalmente utilizzati nel processo standard di lavorazione della “plastica”: miscelata ad altri elementi organici e polipropilene, per un totale compreso tra il 35 e il 50%, ha così dato vita ad un materiale sostanzialmente simile alla nota plastica, ma verde, in ogni senso (l’odore di “pesce” sembrerebbe facilmente risolvibile, secondo Scheer).
Si tratta ancora di un ibrido, ovviamente. Il risultato è però è un elemento rigido, forte tanto quanto quelli a base di amido, e resistente anche più del tradizionale rispetto alle fonti di calore.
La nuova versione, idealmente composta di resina derivata dalle alghe per il 100%, sarà sperimentata entro i prossimi 3-5 anni e qualora tutto filasse liscio, molte cose cambierebbero.
Le alghe coltivate artificialmente, infatti, sono poco dispendiose e possono essere raccolte ed utilizzate nel giro di soli due mesi; sono fattori piuttosto significativi, poichè indicano un potenziale e drastico abbattimento dei costi legati alle resine tradizionali. Senza poi dimenticare che il nuovo materiale risulterebbe interamente compostabile; il che equivarrebbe a dire che l’Età della Plastica, così scomoda per l’ambiente, giunge finalmente al termine e lascia il posto a un mondo di oggetti d’origine naturale del tutto innocui.

db

 

Annunci