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La Cina è senza ombra di dubbio uno fra i paesi che più hanno subìto la furia della natura nei secoli, ma è anche una delle potenze più interessanti e in evoluzione del nostro tempo. Ecco perchè va concretizzando oggi la sua sfida contro le calamità naturali come nessuno aveva mai fatto prima.
La notizia è apparsa qualche settimana fa sul giornale londinese ”The Guardian” e riporta di un Piano Nazionale Decennale messo a punto dal Governo Cinese per rispondere con forza ai cambiamenti climatici, ai tifoni, le tempeste di sabbia e altre calamità.
Non si tratta semplicemente di un programmino per ridurre le emissioni di gas nell’aria o ripulire il sistema idrico del paese: è un approccio decisivo e categorico per proteggere la popolazione in caso di pericolo, tramite misure d’evacuazione e prevenzione del rischio del tutto all’avanguardia.
Malgrado non si conoscano molti dettagli del progetto (ad esempio a quanto ammonterà l’ investimento in termini economici), quello che è certo è che non passerà inosservato: qualcuno parla di giganti barriere sul mare per arrestare eventuali uragani, o di osservazione in via precauzionale dello spazio per salvaguardare i sistemi di telecomunicazione, più in generale sembra che tutto ruoti intorno allo sviluppo estremo dei sistemi di controllo e di allerta.
“E’ assolutamente necessario rispondere alle nuove situazioni climatiche e prevenire le enormi perdite umane causate dai disastri metereologici”, ha dichiarato Gao Fengtao, vice direttore degli affari legislativi del Consiglio di Stato.
“Recentemente questi disastri sono stati caratterizzati da insorgenza improvvisa, più ampia varietà, maggiore intensità e frequenza più alta, nel contesto del riscaldamento globale”
Viene da domandarsi a questo punto se effettivamente la Cina sia la sola a rendersene conto.
Le violente calamità degli ultimi anni sono state sotto l’occhio di tutti, al punto che risulta difficile percepirle, come spesso capita, tanto lontane da noi. Il governo Cinese ha alle sue spalle tutta una serie di esperienze dolorose, di perdite economiche e umane che può in qualche modo giustificare lo spirito di un simile Piano d’azione tutto concentrato sull’ambiente, ma soprende comunque che l’iniziativa non nasca, come sempre, dagli Stati Uniti.
E’ il segnale che nuove potenze muovono i propri passi autonomamente e indipendentemente dal carismatico modello americano, e che spesso lo fanno in maniera decisamente più scaltra.

db

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