Pubblicato su www.nextme.it

Le scoperte astronomiche sono in genere frutto dell’osservazione di posti inesplorati, ma qualche volta derivano semplicemente dall’analisi di dati già esistenti attraverso strumenti nuovi, capaci di estendere i limiti di quelli usati in precedenza.
E’ ciò che è accaduto agli scienziati del progetto DASCH (Digital Access to a Sky Century at Harvard) nel digitalizzare le oltre 500,000 piastre fotografiche conservate dall’Harvard College Observatory, che documentano un secolo di attività del cielo, dal 1880 al 1980.

La scansione ad alta velocità delle prime 7000 piastre ha permesso di individuare un’area, quella attorno al gruppo M44, in cui compare una inusuale classe di stelle variabili; si tratta di stelle che periodicamente variano in luminosità, esattamente come accade per il sole.
Tuttavia le tre appena induviduate dal DASCH presentano una variabilità anomala del 200%, il che significa che gli sbalzi di luminosità ottica si verificano in periodi relativamente brevi rispetto a tutte le stelle variabili finora studiate.
“Il comportamento mostrato da queste tre stelle non può essere facilmente spiegato attraverso i modelli di variabilità stellare che conosciamo”, spiega a Discovery News  Mike Simonsen, Vice Presidente della American Association of Variable Star Observers (AAVSO), “Quindi può effettivamente trattarsi di una nuova classe di stelle variabili”.
I cambiamenti di luminosità sono in genere riconducibili a vari fattori, come oscuramenti di polvere (che però in genere sono di  breve durata) o cambiamenti evolutivi interni (ma qui parliamo di stelle molto giovani e non affatto evolute); finora niente di tutto ciò risulta plausibile nei tre casi appena individuati, lasciando spazio alla possibilità di una reale scoperta.
Al momento si tratta di un campione troppo piccolo per esserne certi, ma è possibile che la digitalizzazione delle piastre fotografiche sveli altri casi simili ampliando le opportunità di studio in proposito.
Quel che è certo è che, dell’enorme quantità di dati documentati dall’Osservatorio, quelli scansionati sono ancora pochissimi; non solo quindi è ipotizzabile la presenza di altre stelle variabili, ma è anche possibile che numerosi elementi finora sfuggiti agli astronomi se ne stiano lì, semplicemente in attesa di essere scoperti.

db

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