Pubblicato su www.nextme.it

Sembra incredibile quante sorprese il cielo possa ancora riservare, nonostante sia sotto esame da centinaia, migliaia di anni. L’ultima e recentissima scoperta ha stavolta a che fare con il numero delle galassie che brillano ogni notte sopra le nostre teste: sono con ogni probabilità molte più di quante ne siano state contate dagli astronomi fino ad oggi.
E’ quanto è stato pubblicato la scorsa settimana sulla rivista scientifica britannica “Nature”, che riportava i risultati di uno studio guidato da Mattew Hayes, dell’Osservatorio dell’Università di Ginevra: la quantità di punti luminosi potrebbe essere stata largamente sottostimata, addirittura fino al 90%, poichè le indagini condotte tramite raggi ultravioletti hanno finora limitato l’individuazione di galassie più lontane.
In caso di distanze molto più significative, infatti, molti agglomerati di stelle potrebbero non essere stati visibili dalla Terra perchè oscurati, ad esempio, da nubi di gas e polveri.
Hayes e il suo team hanno invece utilizzato lo strumento ottico più avanzato del mondo, un imponente telescopio capace di superare finalmente i limiti degli ultravioletti: proiettato verso l’area denominata GOODS-Sud del cosmo, questo incredibile strumento ha perlustrato il cielo come mai prima di allora.
Due le serie di osservazioni condotte dal team: la prima tramite la cosiddetta luce Lyman-alpha, capace di riconoscere l’energia rilasciata da atomi di idrogeno. Si tratta della classica spia utilizzata da sempre per tracciare mappe cosmiche, e deve il nome al suo scopritore Theodore Lyman.
La seconda serie di osservazioni è stata invece effettuata tramite una speciale macchina fotografica (HAWK-1), al fine di individuare segnali emessi a diverse lunghezze d’onda magari da idrogeno incandescente: è proprio a questo punto che l’indagine è risultata interessante, perchè da questo secondo tentativo sono emersi interi “pacchetti” di stelle mai visti prima, tra cui galassie debolissime formatesi con ogni probabilità quando l’Universo era ancora “bambino”.
“Le indagini condotte tramite luce Lyman-alpha potrebbero avere impedito la visione di oltre il 90% di quello che realmente c’è lassù: dove sono state avvistate dieci galassie, potrebbero in realtà essercene centinaia”, ha dichiarato Heyes, “Ora che ne siamo consapevoli, possiamo cominciare a creare rappresentazioni molto più accurate e veritiere del cosmo e comprendere meglio la sequenza temporale con cui le stelle e le galassie si sono formate”, ha aggiunto il suo co-autore Miguel Mas-Hesse.
Ancora una volta quindi dall’incontro di tecnologia e scienza riceviamo nuove informazioni e nuove consapevolezze; è affascinante, e in qualche modo però anche inquietante, realizzare quanto di più ci sia nell’universo, specie in confronto alla pochezza che l’occhio umano è in grado di percepire.

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