Pubblicato su www.nextme.it

Se siete convinti che con l’avanzare dell’età la vostra memoria sia destinata a deteriorarsi senza scampo, ecco la scoperta che metterà tutto in discussione.
In una presentazione fatta al 239esimo Congresso Nazionale dell’ American Chemical Society (ACS), tenutosi a San Francisco il 23 marzo, il Dott. Changiz Gheula e i suoi colleghi hanno reso pubblica la loro scoperta sugli anziani dotati di “super memoria”, ribattezzati “super-anziani”.
Si tratta di  individui che in qualche modo sono sfuggiti alla comune formazione dei cosiddetti “grovigli del cervello “, ovvero forme anomale di una proteina chiamata “tau”, che danneggia e uccide le cellule nervose  con l’avanzare dell’età e tocca il suo apice nelle persone colpite dall’Alzheimer.

“Questa scoperta è molto emozionante”, ha dichiarato Gheula, ricercatore della “Northwestern University Super Aging Project” e Professore di Neuroscienze presso la cattedra di Neurologia Cognitiva e i Disagi legati all’Alzheimer. “E ‘il primo studio nel suo genere e le sue implicazioni possono essere enormi. Abbiamo sempre pensato che l’accumulo di grovigli fosse un fenomeno progressivo e assolutamente normale nel processo di invecchiamento. Ma ora abbiamo le prove che alcuni individui sono immuni alla formazione di questi grovigli.“

Le ricerche effettuate dal team del Dott. Gheula  sono basate su un esame di nove cervelli di donatori volontari: gli individui hanno tutti un’età superiore agli 80 anni e gli esercizi svolti (prevalentemente mnemonici) sono invece per un livello di anzianità più basso, intorno ai 50 anni.
Gli scienziati stanno però reclutando altri volontari per lo studio, nel tentativo di raggiungere un campione significativo di almeno 50 casi. Al momento è già possibile ridurre quelli “speciali” studiati a due sottogruppi: i super-anziani che sostanzialmente non presentano grovigli e coloro che, pur presentandone alcuni (pochi rispetto alla media dell’età), restano di fatto immuni ai loro naturali effetti (lacune, difficoltà a focalizzare dettagli come il tempo, o i nomi ecc).

“Il passo successivo”, ha dichiarato ancora Gheula , “consiste nel determinare cosa renda il primo sottogruppo immune alla formazione di questi nodi e perchè il secondo sembri invece essere immune ai loro effetti. Ambiente, stili di vita, e la stessa genetica potrebbero essere dei fattori chiave. Per esempio, alcuni di questi individui potrebbero avere una predisposizione genetica favorevole, mentre altri potrebbero preservare la funzione cerebrale in altri modi, come mantenere una dieta sana o rimanere fisicamente attivi. Altri possono tenere a bada il declino mentale tenendo il cervello in costante esercizio, tramite la lettura, le parole crociate o tutte le altre attività capaci di tenere il cervello vigile.”
Il declino nella terza età non è dunque assicurato: quando gli scienziati avranno un quadro più chiaro della situazione, potremmo forse usufruire della ricetta che ci renderà tutti (o quasi), super-anziani doc.

db

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