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Che si tratti di una scelta consapevole o istinto innato volto a garantire la continuità della specie, molti animali tecnicamente commettono suicidio e questo genere di comportamento può, in qualche maniera, aiutare la comprensione del suicidio umano.
Lo sostengono con convinzione Edmund Ramsden e Duncan Wilson, autori di uno studio pubblicato in proposito sull’Endeavour, che mette in discussione il concetto stesso di suicidio: non più atto volontario, conseguenza di una scelta motivata da ragioni più o meno valide, quanto risposta ad una serie di condizioni di stress che conducono spontaneamente alla distruzione di sè stessi.
Esistono molti casi di suicidio animale nella storia. Nel 1845 l’Illustrated London News riportava l’incredibile storia di un cane Terranova che aveva tentato invano l’annegamento più volte fino a riuscire nel suo intento, con un’ostinazione tale nel tenere la testa in acqua e le zampe immobili, che risulta facile pensare ad un gesto estremamente consapevole.
In molti casi l’autodistruzione risponde invece ai princìpi darwiniani di conservazione della specie: esistono in natura termiti “kamikaze” che fanno esplodere il proprio addome espellendo così un liquido repellente che colpisce gli aggressori e ritarda o evita la loro intrusione nel nido. Molte farfalle, superata l’età riproduttiva, si lasciano cadere a terra sbattendo le ali fino allo sfinimento e alla morte, attirando l’attenzione dei predatori su di sè anzichè sugli esemplari più giovani. Per non parlare delle cinipi, piccoli insetti imenotteri che in alcune circostanze non esitano a sventrarsi per offrire un pasto sostanzioso alla loro prole affamata.
Non sempre il sacrificio animale è motivato da atti eroici di questo tipo, ma spesso la causa non è meno nobile: ha destato un certo interesse il caso del delfino di Tamara Monti, la ragazza di Riccione uccisa a coltellate da un suo vicino di casa per via dei suoi cani troppo “rumorosi”: in seguito alla morte della sua addestratrice il delfino ha smesso di mangiare lasciandosi letteralmente morire di fame.
Molte specie animali “scelgono” di morire per malinconia, primi fra tutti i cani, notoriamente “fedeli fino alla morte”: c’è a ben guardare una quantità enorme di storie significative come quella del delfino di Riccione.
Ci sono poi episodi che è difficile spiegare; è il caso per esempio del misterioso ponte di Overtoun a Dumbarton, nelle vicinanze di Glasgow: qui, inspiegabilmente, sono stati registrati numerosi suicidi di cani che, forse spinti dagli odori o dalla semplice curiosità, si sono gettati nel vuoto trovando la morte.
Tutti gli esempi qui riportati sono rappresentativi della complessa psicologia animale di cui ancora poco si conosce, eppure la dicono lunga sul tema del suicidio.
Che sia per amore, o malinconia, o salvaguardia dei geni della specie, malattie mentali causate da stress, abusi o soprusi, o che si tratti persino di gesti incoscienti piuttosto che vere e proprie scelte, il punto è in sostanza: non è forse lo stesso che accade per il genere umano…?

db

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